> La Corte della Luna

Moonlight Shadow

Lei, falco di giorno. Lui, lupo di notte. Hanno solo il tormento di un breve istante, al sorgere ed al calar del sole, quando possono quasi toccarsi... Sempre insieme, eternamente divisi...Finché ci saranno il giorno e la notte... [LadyHawke]

 

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Sussurri di Dama

..I due furono traditi. Avevano lo stesso confessore, un prete sciocco e debole, che un giorno, ubriaco, confessandosi al suo superiore, commise un peccato mortale: rivelò il patto segreto degli innamorati al Vescovo. Quel vecchio stolto non capì quanto terribile sarebbe stata la vendetta del Vescovo. Sua grazia sembrava impazzito: perse la santità e la ragione. Giurò che se non l'avesse avuta lui, nessun altro l'avrebbe avuta mai. Così Navarre e Isabeau fuggirono da Agijon. Il Vescovo li inseguì, senza tregua, sempre alle costole, più ostinato di un segugio. Un uomo malvagio e potente, odiato e temuto, respinto perfino da Roma stessa. Egli evocò tutti i poteri delle tenebre, pur di riuscire a dannare gli innamorati. Nella sua furia e frustrazione stipulò un orribile patto... col diavolo stesso. Le potenze infernali profferirono una maledizione terribile, che tu hai visto realizzarsi: di giorno Isabeau è il bellissimo falco che tu hai portato qui da me, e di notte, come hai già capito, la voce del lupo che si ode è il grido di Navarre. Povere creature senza più il ricordo della loro semivita umana e che non possono mai sfiorarsi. Hanno solo il tormento di un breve istante, al sorgere e al calar del sole, quando possono quasi toccarsi... ma neanche.

..Sempre insieme, eternamente divisi.

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Cortigiani alla Corte della Luna

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Le immagini della Corte sono prese dal web e la Dama non ne conosce gli autori. Non è sua intenzione contraffare alcunchè, esse occorrono soltanto a rendere ancor più chiaro il pensiero espresso. Che possano essere per il lettore lieta fonte di sogni, così come lo sono per la Bianca Signora che ivi dimora.


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30/09/2003

Si allenarono tutta la notte. Era ormai quasi l’alba quando il vecchio Iseltar decise che poteva bastare: la fanciulla si gettò a terra, del tutto stremata, come se avesse combattuto per mesi senza sosta, ad ogni ora del giorno e della notte.

Le sembrava che l’alba stentasse a giungere, come se la luna e le stelle che di lontano illuminavano il bosco, uniche testimoni di quella notte magica, non volessero tramontare a favore dell’astro del giorno.

"Bene, bambina, qui si conclude quel che il vecchio Guardiano del Libro può insegnarti: sei stata un’attenta allieva, sei veloce come la tigre, forte quanto basta per tener testa a combattenti valorosi ed astuta più del lupo. Son certo che la vittoria sarà tua, con l’aiuto della Luna e del tuo destriero, che sarà pronto ad obbedire ad ogni tuo comando" – concluse Iseltar con un sorriso.

"Siete certo che riuscirò a vincere e a conquistare la mia libertà? Siete sicuro, saggio amico, che riuscirò a non sposarmi?" – chiese ansiosa la fanciulla.

Il vecchio la guardò un attimo, con un bagliore negli occhi che scomparve quasi subito, così come era venuto, troppo breve perché la ragazza se ne rendesse conto. Anche la risposta fu assai enigmatica: "Il matrimonio in sé è l’unione di cuori innamorati, la comunione di due anime che son create insieme prima dei Tempi e che si ricongiungono sulla Terra, bambina" – sorrise il vecchio – "ed è l’amore dettato da un semplice sguardo la chiave per scoprire quale sia l’anima che ci appartiene, la nostra metà in cielo e in terra. Non temere l’unione, se è giusta e benedetta, piccola mia, e ricorda che sarà sempre quel che la Signora vorrà, anche se son certo che, al momento giusto, saprai quel che è giusto per te e la tua stirpe".

Con queste parole il vecchio si voltò di nuovo a guardarla, le posò un lieve bacio sulla fronte e si incamminò infine nel fitto del bosco, fino a scomparire del tutto dalla vista di Brildiliel, che ebbe un fremito: guardandolo ebbe la sicurezza che non l’avrebbe più rivisto.

D’un tratto si rese conto che la luna stava declinando e che le stelle, ormai, non illuminavano più il cielo: stava per albeggiare e doveva far presto. Montò lesta su Luna d’Argento e si avviò al galoppo verso la magione, con la speranza nel cuore e l’animo in tumulto: solo quando giunse in prossimità dell’accampamento smontò dal cavallo e percorse il giardino senza un fiato, certa di non aver svegliato anima viva.

Non si accorse neppure, nascondendo il cavallo e tornando in camera sua, che due occhi dal colore del mare in tempesta l’avevano scorta e l’avevano seguita fino a che non era scomparsa alla vista.

¸.•**•.¸Narrato da Jauja, la Dama Bianca¸.•**•.¸

alle 19:44
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22/09/2003

L'allenamento

"Quattro sono le virtù del guerriero e gli animali a cui egli deve assomigliare: quattro sono gli esseri con i quali chi vuol seguire la via delle armi deve compararsi, e chi avrà una parte delle loro virtù avrà onore nell'arte del combattere" - cominciò il vecchio Iseltar - "Il primo è l'Elefante, che porta una torre come carico, che mai si inginocchia né lascia varchi aperti, simbolo della Forza, su cui tutto si basa, solido come roccia. Il secondo è il Leone col suo cuore rosso e ardito, che invita ognuno alla battaglia, simbolo dell'Audacia, che brucia nelle vene del guerriero. Terzo animale è la Tigre, sì rapida a correre che il fulmine, saetta del cielo, non la può raggiungere, simbolo della Celerità, che mette le ali al movimento. Ma colui che è sopra a tutti è il Lupo, meglio del quale nessuno vede, signore della giusta misura, portatore del compasso, simbolo della Prudenza, che è dei saggi".
Brildiliel annuì, ripetendo mentalmente le parole del vecchio saggio. Il vecchio sorrise vedendo che la fanciulla lo seguiva attenta.
Cominciò a camminare nell'erba alta e le ingiunse di fare altrettanto, in modo che si trovassero faccia a faccia. Poi la fece mettere in posizione di guardia e si dispose dinnanzi a lei.
"Sappi, mia cara, che l'ingegno vince ogni forza: se un uomo ti sembrasse troppo vigoroso tu adopera l'astuzia, che ti darà certo vantaggio. Nel combattimento non ti dovrai mai fermare a lungo in guardia, ma ti sposterai mutando posizione e passerai da una guardia all'altra, continuamente, non lasciando al tuo nemico il tempo per studiare l'azione perfetta, né permettendo di immaginare quale sarà il tuo attacco" - riprese il vecchio -"ma ricorda che l'arte della difesa è superiore all'arte dell'attacco: è più difficile e più importante saper parare che saper portare colpi, è miglior cosa saper proteggere se stessi che saper ferire gli altri. Se queste regole seguirai la vittoria sarà tua, perché pochi, tra quelli avvezzi a combattere, ricordano ancora queste regole che si tramandano tra noi saggi dalla notte dei tempi".





¸.•**•.¸Narrato da Jauja, la Dama Bianca¸.•**•.¸

alle 20:49
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15/09/2003

“Ditemi, saggio, qual è il mio destino..Non ce la faccio a vivere nell’attesa di quel che avverrà di me. E non sopporto l’idea di mettere il mio futuro, la mia libertà, la mia vita nelle mani di un uomo che non amo” – Brildiliel rabbrividì al pensiero dell’incontro di quel pomeriggio. Il vecchio sorrise, paziente. Alzò una mano e le accarezzò il volto, guardandola con uno sguardo rassicurante e paterno insieme. “Mia giovane donna, non devi temere, il Libro del Fato non ha in serbo questo per te” – aggiunse sorridendo – “ma qualcosa di più grande e importante: non è momento di parlarne, perché il tempo stringe e devi imparare ancora tante cose. L’alba è vicina, quindi non dobbiamo lasciar scorrere le sabbie del Tempo all’infinito: sappi solo che non affiderai la tua vita a nessuno che non ne sia veramente degno, perché così la Luna vuole. Per questo motivo credo che sia giusto che alla giostra partecipi il tuo campione”. Brildiliel sgranò i begli occhi cerulei: e lei che aveva sperato che una forza magica corresse in suo aiuto a salvarla per evitare che la giostra avesse luogo! “Ma io non conosco nessuno, vecchio! E non ho intenzione di sposarmi, almeno per il momento!” – urlò la ragazza. Il vecchio, inaspettatamente, sorrise e alzò gli occhi al cielo. Indi si volse verso di lei, con studiata lentezza. “Non ho detto che dovrai sposarti, cara, se è questo che veramente desideri” – l’uomo la guardò, come se volesse scrutarle nell’animo – “dico solo che alla giostra che avrà inizio domani qualcuno dovrà sfilare coi tuoi colori, in modo che tutti vedano che la castellana ha già dato i suoi favori”. “E se quest’uomo vincesse? Dovrei sposare lui!” – replicò la fanciulla. “Non ho detto nemmeno che il tuo campione debba essere un uomo, mia cara” . Brildiliel aprì la bocca per parlare, ma le parole le morirono in bocca. Non riusciva a credere che il vecchio dicesse sul serio: nessuna donna del villaggio o dei paesi limitrofi avrebbe potuto partecipare alla giostra e, se anche avesse potuto, non sarebbe stata in grado nemmeno di salire a cavallo, figurarsi di combattere con uomini che da sempre erano abituati a tirar di lancia e spada. Il vecchio sorrideva. “So cosa pensi, mio giovane raggio di luna, ma non devi preoccuparti, perché andrà tutto bene, se accetterai i miei consigli e sarai attenta a tutto quel che ti dirò” – concluse il vecchio. “Ma vi rendete conto di quel che dite? Nessuna donna del paese potrà..” – esclamò Brildiliel. “Nessuna donna del paese è in grado di combattere, è vero. Ma tu puoi” – sorrise infine il vecchio. “Io?” “Combatterai come un uomo, vincerai da uomo. E quando andrai a ritirare il tuo premio, tutta la popolazione vedrà che Brildiliel ha conquistato sul campo la propria libertà. Immagino tu sappia cavalcare, cara” – disse il vecchio rialzandosi. “Ce..certo” – disse Brildiliel di rimando, alzandosi a sua volta. “Bene, perché ho un dono per te” . Il vecchio alzò la mano e indicò il cavallo bianco che, intanto, si era avvicinato a loro. Brildiliel si girò a guardarlo di nuovo, e il cavallo le accostò il muso al volto, carezzandola delicatamente. Fu come se le sue paure fossero svanite quasi per incanto. Si voltò verso il vecchio con gli occhi che le brillavano. “Che cosa devo fare? Come farò a vincere contro quegli armigeri che conoscono perfettamente l’arte della guerra?” – chiese. “Ti insegnerò io, mia cara, tutto quel che è necessario sapere per sorprendere il nemico ed avere sicura vittoria, ed inoltre avrai l’ausilio del nostro amico, che corre veloce come il vento ed ha occhi che parlano” – rispose il vecchio additando verso il destriero – “Luna d’argento è il suo nome, e sarà il tuo compagno fidato in questa avventura”. E così cominciò la notte che Brildiliel non avrebbe mai dimenticato.

¸.•**•.¸Narrato da Jauja, la Dama Bianca¸.•**•.¸

alle 12:19
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15/09/2003

Luna d’argento

Era notte inoltrata e tutti dormivano al castello. La luna, quasi al suo apogeo, illuminava la valle con i suoi raggi d’argento. Brildiliel si rigirava tra le fini lenzuola di seta candida, senza riuscire a trovare ristoro per la propria mente. Quel che era accaduto nel pomeriggio l’aveva parecchio scossa, anche se non voleva ammetterlo neppure con se stessa: l’incontro con il principe, o meglio lo scontro con quell’uomo così disgustoso, la rendeva febbricitante e arrabbiata per la propria condizione di manifesta inferiorità che le derivava dal fatto di essere donna in un mondo di uomini. E poi c’era il pensiero di Erik: quello scudiero così altezzoso e carismatico la faceva arrabbiare, eppure non riusciva a metterli sullo steso piano, per quanto tentasse di odiarli entrambi. Con un gemito si tirò a sedere. No, non riusciva proprio a dormire. Decise di andare alla finestra per prendere un po’ d’aria, con la testa che le doleva da impazzire: il torneo sarebbe iniziato l’indomani e lei non aveva, ormai, più via d’uscita. Ricordava perfettamente le parole che la sera prima il vecchio del lago le aveva detto, la sua profezia e la magia di quell’incontro. Ma lui non si era fatto vivo e l’alba stava per giungere, insieme alla fine dei suoi sogni di libertà. Ormai disperava. Un nitrito nella notte ruppe il silenzio dei suoi pensieri: Brildiliel si scosse, cercando di mettere a fuoco nella fitta oscurità un movimento lieve che le sembrava provenisse dal bosco. Per un attimo non vide nulla, ma fu solo un momento: appena i bei raggi argentei della luna colpirono il fondo del bosco ella vide uno splendido cavallo bianco che passeggiava indisturbato al limite del giardino. Non aveva mai visto un esemplare così bello: sembrava risplendere in modo innaturale sotto i raggi di luna, con la criniera d’argento che ondulava delicatamente alla brezza della sera. Non era un cavallo delle loro scuderie, né uno degli animali dei principi accorsi alla giostra, ne era certa. E allora come faceva a trovarsi nel giardino? Decise di scendere nella corte a controllare anche se era pericoloso, perché avrebbe dovuto attraversare l’accampamento reale, e certo non aveva alcuna voglia di ritrovarsi faccia a faccia con il nipote del Re. Fortunatamente Brildiliel non trovò nessuno sulla propria strada, per cui percorse indisturbata tutta la corte e poi il giardino: era come se la luna, alta nel cielo, le indicasse il percorso da seguire. Ad un tratto lo vide: il magnifico cavallo bianco stava brucando l’erba fitta del bosco con massima naturalezza, come se la sua presenza non lo disturbasse affatto. Brildiliel si scoprì a guardarlo con immenso stupore, poi allungò la mano, dapprima tremante, poi via via più salda: il cavallo non si ritrasse ma, come se l’avesse sentita arrivare, si voltò inaspettatamente a guardarla, con due occhi profondi che sembravano parlare. “Uno splendido esemplare, non c’è che dire” – disse una voce dietro di lei. Brildiliel si voltò di scatto. Il vecchio, vestito con un saio bianco che faceva risaltare ancor di più la lunga barba bianca, era seduto sotto un albero e la osservava con aria pacata. “Voi qui? Ero convinta…” “..di aver sognato, vero? No, mia cara, sono qui come ti avevo promesso. E, come hai potuto notare, questa sera non son venuto da solo”. Un altro nitrito si levò, forte e fiero, nella notte. La fanciulla ora era certa di essere ben sveglia: si avvicinò al vecchio e si inginocchiò nell’erba alta, proprio accanto a lui.

¸.•**•.¸Narrato da Jauja, la Dama Bianca¸.•**•.¸

alle 10:05
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12/09/2003

“Ora basta Gwyn” – esclamò una voce alle loro spalle.

Entrambi si girarono e grande fu la loro sorpresa quando dinnanzi a loro videro lo scudiero della scorta reale, seduto su un tronco cavo e con le braccia incrociate sul petto.

Stupendo Brildiliel, il principe si bloccò, non osando muovere un solo muscolo: la ragazza ne approfittò per cavarsi d’impaccio e raggiungere lo scudiero che nel frattempo si era alzato, allontanandosi il più possibile da quell’uomo orribile. Il principe continuava a tacere: Brildiliel si meravigliò molto dello strano silenzio che si era venuto a creare tra loro, non riuscendo a comprendere come uno scudiere, seppur della scorta reale, potesse incutere tanto timore reverenziale in un principe di sangue nobile. Dopo un tempo che parve immenso  il giovane parlò:

“I vostri uomini vi cercano da ore, principe. Sarà meglio che andiate, non credete?”

“Ma io…” – abbozzò il principe.

“Non credete?” –il giovane rimarcò le ultime parole con un tono che non ammetteva repliche, e il principe non poté far altro che incamminarsi verso il castello a capo chino.

Passando accanto alla coppia, però, Gwyn alzò lo sguardo fiero e fece indugiare lo sguardo su entrambi, per poi sibilare: “Riserva di caccia reale eh? Bene, la vedremo!” – e scomparve nel bosco.

Rimasti soli Brildiliel non sapeva cosa dire: trovava il giovane assai altezzoso e indisponente, ma dopo tutto era merito suo se era sana e salva. Fu lui a parlare.

“Vi ha fatto del male?” – chiese senza guardarla dopo un po’ di tempo.

“No, non mi ha nemmeno sfiorata” – rispose lei.

“Molto bene. Certo che se non deste adito gli uomini di seguirvi e smetteste di civettare in giro forse questi pericoli inutili vi sarebbero risparmiati” – la guardò con sfrontatezza.

A quell’ennesima dimostrazione di grettezza maschile Brildiliel non ci vide più e gli diede uno schiaffo con tutta la forza che aveva in corpo, mentre copiose lacrime di dolore le bagnavano il bel viso e le arrossavano gli occhi.

“Che ne sapete voi della mia vita? Chi vi dà il potere di conoscere la mia mente? Ero addormentata, volevo star sola, sono ancora a casa mia, nelle terre di mio padre, se non sbaglio! Io voglio essere libera, camminare nei boschi a piedi nudi e sentire il vento tra i capelli come ho fatto finora! Non voglio sposarmi, non con un uomo che non amo e che non mi ama, che vuole solo tenermi con sé come trofeo di una stupida giostra!” – gli urlò in faccia, disperata.

Era la prima volta che usava modi tanto violenti, lo sapeva bene. Se non avesse pianto copiosamente , forse, si sarebbe accorta dello sguardo dello stalliere, mutato rispetto a pochi istanti prima. La luce di scherno era scomparsa, per lasciar spazio ad un interesse più vivo e occhi come fiamme. Ma fu solo un momento: quando la ragazza alzò lo sguardo verso di lui il volto del giovane era ancora scanzonato.

“I begli occhi si rovinano con le lacrime” – le disse – “Tornate al castello, suvvia, perché si staranno chiedendo dove siete finita” – e si avviò nel bosco, senza dir altro.

Brildiliel si asciugò le lacrime e lo guardò allontanarsi.

“Un attimo, attendete!” – lo chiamò – “Non so nemmeno il vostro nome…”

Il ragazzo si girò, con lo sguardo fisso su di lei.

“Erik..mi chiamo Erik” – e sparì nel bosco.

La ragazza rimase sola coi propri pensieri, mentre il sole discendeva lento all’orizzonte, illuminando di tinte rosate la pineta.

¸.•**•.¸Narrato da Jauja, la Dama Bianca¸.•**•.¸

alle 13:38
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11/09/2003

IO AMO SIMONE...e al solo suo pensiero mi batte forte il cuore.

¸.•**•.¸Narrato da Jauja, la Dama Bianca¸.•**•.¸

alle 22:00
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11/09/2003

Brildiliel sbatté le palpebre incredula, tanto scioccata dalla notizia da non rispondere nemmeno all’ultima battuta pungente del giovane scudiero.

Respirò a fondo un paio di boccate di aria fresca e lentamente voltò lo sguardo verso l’accampamento reale: non si era nemmeno accorta che ci fosse il vessillo del Re tra gli alti stendardi che sventolavano nel giardino. Guardò l’accampamento in cerca del cavaliere a cui il giovane aveva fatto riferimento, ma quello che vide la lasciò completamente scioccata: lo scudiero era accanto ad un uomo in arme, assai vecchio in verità, con la corta barba quasi del tutto bianca e le gambe un po’ inferme.

“E quello sarebbe l’uomo che deve battersi per me?” – si domandò perplessa Brildiliel osservandolo. Eppure c’era qualcosa che non quadrava: il giovane stalliere era convinto che il messo del re avrebbe vinto su tutta la compagnia, ma a meno che non avesse fatto ricorso alle arti magiche non vedeva proprio come quel vecchio potesse sbaragliare i suoi temibili e giovani avversari.

Scosse il capo. Tutta quella situazione era molto strana, e l’unica cosa che desiderava era essere lontana mille miglia da quell’incubo.

Voleva star sola. Pensò di chiamare Navarre accucciato accanto alle cucine ma giudicò che non fosse il caso e, senza dare nell’occhio, sfilò lungo i campi di grano maturo che davano nella parte opposta del giardino.

Arrivò in un campo di frutta e scelse due o tre mele dagli alberi, indi si addentrò nella fitta boscaglia per cercare un po’ di refrigerio per la propria mente. Stava ripensando agli strani incontri di quei due giorni quando lentamente scivolò nel sonno, con la schiena delicatamente adagiata al tronco di un albero.

“Una pelle così è degna delle Dee” – mormorò l’uomo che le stava accarezzando la guancia e il collo, con mano sfrontata e sguardo di brace.

Brildiliel sbatté le palpebre e si rese subito conto del pericolo, bloccata com’era contro l’albero da quell’uomo. Si rimproverò mentalmente di non aver portato con sé Navarre, ma ormai era troppo tardi, e doveva cercare una via d’uscita.

“Chi..chi siete? Che volete da me?” – disse in un fil di voce la ragazza.

“Sono il tuo prossimo sposo, che domande” – rise l’uomo – “Quindi sii gentile con me, tanto prima o poi dovrai cominciare a farlo”, concluse mentre le accarezzava le labbra.

Brildiliel per tutta risposta gli morse la mano con tutta la forza che aveva in corpo: quando l’uomo si ritrasse urlando per il dolore la ragazza non perse tempo e si alzò di gran fretta, cercando una via d’uscita. Corse nel fitto del bosco, sentendo il respiro disgustoso di quell’uomo dietro di sé.

Giunse infine alla rupe che precipitava a strapiombo nella vallata. Ansimante si guardò intorno: ormai non aveva più via d’uscita.

“Bene bene, la castellana ha smesso di correre” – sogghignò l’uomo alle sue spalle – “Per colpa tua non potrò combattere con la destra nella giostra, piccola strega, ma poco male, userò la sinistra. Vieni qui, bellezza, che ti insegno le buone maniere che tuo padre non ha saputo impartirti e tu starai buona e zitta, tanto qui nessuno ti potrà sentire” – e così dicendo mostrò la frusta che portava appesa accanto all’elsa della spada.

L’uomo si avvicinò a lei e Brildiliel arretrò: aveva la scogliera a pochi metri da lei e non aveva via di scampo, questo lo sapeva bene. E se avesse urlato non sarebbe servito ugualmente a nulla perché nessuno avrebbe sentito la sua richiesta d’aiuto. Decise di provare la via del buon senso.

“Se mi farete del male mio padre sarà il primo a saperlo e voi sarete frustato pubblicamente e ucciso dalle sue guardie. Vi ordino dunque di lasciarmi andare, ed entrambi faremo finta che oggi non sai accaduto nulla!” – provò a dire Brildiliel, ma a lei stessa non piacque la nota timorosa che udì nella sua voce.

L’uomo rise forte, poi parlò con una voce sinistra che, per la prima volta, le fece paura.

“Non credo che tuo padre, mia cara, oserebbe mai far frustare il nipote del Re, tanto meno ucciderlo: ne andrebbe della sua testa” – rise con un lampo negli occhi l’uomo, che ormai la sovrastava – “Io sono Gwynbleidd, principe della Contea di Arbolon e discendente in linea diretta del Re di Themist: come vedi tutto quello che voglio lo ottengo ed ora voglio te. E, se farai la brava, non è detto che un giorno tu non diventi anche regina…” continuò l’uomo dagli occhi cerulei, ormai a un passo da lei.

¸.•**•.¸Narrato da Jauja, la Dama Bianca¸.•**•.¸

alle 21:13
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11/09/2003

Stirpe reale

Brildiliel sbatté le palpebre un paio di volte, perché i raggi di sole che filtravano dalle tende le ferivano gli occhi. Lentamente si tirò a sedere nel letto, anche se si sentiva stanca e tutta dolorante. Cerco di trovare una postura corretta e si tolse le pesanti coperte dalle gambe, con uno strano ronzio in testa che non la lasciava pensare in modo lucido: per poco non urlò quando vide in che stato pietoso era la sua veste, tutta infangata e lacerata. Ad un tratto ricordò. Non era stato un sogno, dunque! Era tutto vero, quel che era successo nella notte precedente: il vecchio, la voce della Luna, il Libro del Fato..tutto vero, tutto reale! Con un balzo fu fuori dal letto e si accostò alla finestra: aperte le tende vide il castello in fermento per i preparativi per la giostra e i principi e i dignitari in allenamento. “Fate pure, fate pure” – mormorò – “Divertitevi ora che potete, vedremo poi chi riderà alla fine di questi giorni!” Si preparò in gran fretta senza chiamare le ancelle e decise di scendere nella corte a guardare i preparativi: ma se il padre l’avesse scoperta sarebbe stato un bel guaio, indi decise di non mettere abiti che la facessero riconoscere ma solo una semplice tunica di lino, con i capelli sciolti sulle spalle. Decise di non prendere lo scalone di pietra ma uscì dalla parte opposta, quella che dava sulle cucine del castello: ormai tutti, dai massari ai cuochi, erano abituati a vedere sgattaiolare la fanciulla dalla porta sul retro e, seppur riconoscendola come la castellana, non facevano domande di alcun tipo. Uscita nella corte dalla parte coperta, Brildiliel vide il lavoro frenetico all’interno del castello: nel giardino stavano ergendo gli steccati per il palio e, poco più distante, stavano costruendo i seggi per le autorità. Poco più in là, nell’immensa distesa che portava fino al lago, tutti i campioni della giostra si allenavano a cavallo o nel combattimento corpo a corpo. Brildiliel li osservò per qualche minuto: in fondo alcuni di loro, soprattutto i più giovani, erano davvero bravi negli scontri armati e nell’arte di cavalcare, o almeno erano sempre meglio dei giostranti più anziani, che per età erano più simili a suo padre che a lei, assai goffi sui loro cavalli da guerra. Brildiliel si lasciò scappare un risolino divertito. “Non è cortese per una dama del vostro rango ridere dei suoi ospiti” – disse una voce alle sue spalle. Brildiliel sobbalzò e si voltò verso chi aveva parlato: grande fu la sua meraviglia quando si accorse che essa proveniva dal giovane scudiero che la sera prima l’aveva trattata in modo così poco opportuno nella sua casa, senza il minimo rispetto e senza alcuna deferenza. “E certo non è da gentiluomo, messere, spiare i miei movimenti e piombare come un ladro alle mie spalle, solo per pronunciare frasi sciocche e senza alcun costrutto” – si riprese subito la ragazza. “Uhm..labbra intinte nel fiele” – sorrise con un lampo negli occhi il giovane, di una spanna buona più alto di lei e sempre col sorriso beffardo stampato sul volto. “Ma voi..come osate? Chi è il vostro padrone? Gli dirò di darvi cento frustate per la vostra insolenza!” – Brildiliel proruppe con occhi di fuoco. “Madama, non scaldatevi tanto, anche perché, vedete, il mio padrone non è altri che il Re in persona, che dubito fortemente si abbasserebbe a frustare un suo umile servitore” – il giovane incrociò le braccia al petto – “Sono qui al seguito del cavaliere che avrà il compito, per conto del Re, di combattere nella giostra per la vostra mano, anche se, francamente, non so se sia una scelta saggia” – e con un inchino beffardo le voltò le spalle e raggiunse il suo cavaliere dalla parte opposta del giardino.

¸.•**•.¸Narrato da Jauja, la Dama Bianca¸.•**•.¸

alle 10:32
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10/09/2003

Stasera non ho voglia di continuare con la storia di Brildiliel..mi va solo lasciarmi andare sull'onda della fantasia ascoltando la bellissima musica di Enya che ho messo come sottofondo...vi piace? a me tantissimo..fa tornare indietro nel tempo e nello spazio, quando tutto era magia. Buonanotte.

Saprai che non t`amo e che t`amo
perché la vita è in due maniere,
la parola è un`ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.


Io t`amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l`infinito,
per non cessare d`amarti mai:
per questo non t`amo ancora.


T`amo e non t`amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.


Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t`amo quando non t`amo
e per questo t`amo quando t`amo.



(Cento sonetti d’amor, XLIV)
-Pablo Neruda


























¸.•**•.¸Narrato da Jauja, la Dama Bianca¸.•**•.¸

alle 21:56
Sogna con me... commenti


10/09/2003

“Non stai sognando mia cara, non stai sognando..se sei qui è per un motivo, ed io sono qui per spiegartelo!”

“Chi è là? Chi si diverte?” – urlò la fanciulla nella notte. Solo la luna illuminava il  lago e i suoi segreti. Brildiliel continuava a girarsi intorno senza scorgere nulla nella semioscurità, incapace di muoversi e di pronunciare un solo fiato. Era come se fosse bloccata, inabile a qualsiasi movimento: ad un tratto i raggi della luna colpirono un punto imprecisato del lago e una luce colpì gli occhi della fanciulla, che fu costretta a chiuderli per non esserne ferita.

La luce piano si dissolse, lasciando al suo posto, su un masso affiorante dall’acqua, un vecchio, dalla lunga barba canuta e con una pergamena in mano: la luce della luna lo illuminava nel volto pallido, ma Brildiliel poté accorgersi, anche da quella distanza, di come fossero permeanti i suoi occhi, così attenti, vivi, sorridenti.

“Chi siete buon uomo? – chiese con un fil di voce la fanciulla – “Che ci fate accanto al castello a quest’ora della notte?”

“La stessa domanda potrei farla a te, mia piccola stella di luce” – sorrise il vecchio “ma ho imparato da molti secoli a non fare domande che non avrebbero risposta esauriente, soprattutto se si tratta di farle a quest’ora tarda” – sorrise di rimando il vecchio – “una cosa però posso dirla, mia cara: se sono qui…e ci sei anche tu..un motivo ci deve essere, perché un motivo c’è sempre.”

Brildiliel stentava a credere alle proprie orecchie: tutta quella situazione era incredibile, quella conversazione non poteva essere reale..quell’uomo non poteva essere reale.

“Lo so cosa pensi, piccola stella, ma rassicurati, non stai sognando.. non ancora almeno.”

“Siete forse un saggio eremita?”

“Beh, diciamo solo che sono uno che sa molte cose di te, mia cara, e sa che il tuo cuore soffre indicibilmente per un torto grave che hai subito. Stupita? No, non devi esserlo figlia della luce, perché non ci vuole un mago per leggere nel tuo cuore e nei tuoi occhi” – sorrise.

“Vedi, talvolta non v’è bisogno che noi palesiamo i nostri pensieri perché il nostro spirito parli: bisogna solo star attenti agli interlocutori, affinché ci comprendano, e tu sei stata fortunata perché Colei che veglia si di noi dalla notte dei tempi ha ascoltato le tue preghiere e mi ha mandato in tuo soccorso” -  concluse il vecchio con voce ferma e pacata.

“Ma cosa potete saperne voi di quel che arde nel mio cuore? E chi è Costei che avrebbe udito le mie preghiere?” – domandò la fanciulla.

Il vecchio sorrise maliziosamente.“La fretta è cattiva consigliera, mia cara: al tempo giusto saprai tutto quel che c’è da sapere. Per ora sappi solo questo: la pergamena che ho in mano è il tuo Libro del Fato, che racconta la tua vita dalla nascita alla fine ed ha il potere fatato di riempirsi da sola con le vicende, gli incontri, gli amori che hanno caratterizzato e caratterizzeranno la tua esistenza, grazie al tuo spirito, che è sede delle scelte che hai fatto e farai nel tempo che ti resta su questa terra. Io ne sono il Custode dalla notte dei tempi e il mio nome è Iseltar, il Vecchio del Lago: sono qui per aiutarti nella difficile scelta che dovrai affrontare di qui a due giorni, quando la Luna sarà al suo apice e le vite dei giusti si intrecceranno, e per questo motivo ho bisogno di tutta la tua attenzione, perché quello che ti insegnerò dovrà essere svolto alla perfezione, se desideri essere finalmente libera”.

Brildiliel non sapeva cosa pensare, ma sentiva un trasporto per quel vecchio saggio tale da non osare far altro che annuire docilmente alle sue affermazioni. In fondo, si disse, non aveva nulla da perdere e forse quella era veramente l’ultima speranza che le fosse rimasta.

“Ci incontreremo domani notte di nuovo, figlia della luce..la Luna ti porterà di nuovo a me e insieme scriveremo la Pergamena del Fato, con animo giusto e braccio saldo” – mormorò il vecchio prima di sparire tra i flutti.

¸.•**•.¸Narrato da Jauja, la Dama Bianca¸.•**•.¸

alle 17:26
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